Anastasia Chernyavsky

photo by Anastasia Chernyavsky

Una bellissima figura femminile domina lo scatto, è una mamma, il suo seno è “sporco” di latte, in braccio ha la sua figlia più piccola mentre l’altra le abbraccia il fianco ad occhi chiusi e sognanti come a stringere la cosa più importante al mondo. Al collo la donna porta un vecchio modello di macchina, perchè sì lei è una fotografa e si chiama Anastasia Chernyavsky.

Questa fotografia, scattata circa 4 anni fa, negli ultimi giorni dal blog della Chernyavsky è arrivata su Facebook (non sono riuscito a capire bene come e per mano di chi) ed è stata censurata, probabilmente dal software automatico che preserva la “comune decenza” sulla piattaforma o forse è stata segnalata da diversi utenti, questo non si sa con certezza. Il web, a cui piace tanto infiammarsi, si è quindi spaccato a metà tra chi riteneva inopportuno che circolasse liberamente una foto che richiamava indirettamente la “pedofilia” ritraendo oltretutto un nudo integrale di donna e chi la definiva una dei più belli e dolci nudi artistici degli ultimi anni.

Eccolo qui tutto il nostro Sistema, il nostro fragile e paradossale sistema che traballa davanti a cosa? A un’immagine che raffigura nient’altro che la Vita, nel senso più completo possibile, immortalando chi la offre e chi deve ancora viverla. Un’immagine probabilmente casuale o comunque non ricercata in cui la potenza dell’essere donna e dell’essere madre travolgono l’osservatore con una naturalezza e una forza che rendono ogni parola assolutamente superflua.

Quando l’arte diventa inopportuna? Dove si trova il confine che separa il desiderio di rappresentare la realtà e la bellezza dall’indecenza e la volgarità?

Volgarità… fa sorridere essere costretti a tirare in ballo una simile parola davanti ad un seno bagnato di latte quando molti di noi non si fermano ad aiutare qualcuno che ha bisogno di aiuto per strada o quando ceniamo sorridenti in famiglia con in sottofondo la televisione che racconta il dolore del mondo. Non è forse questa la vera volgarità?

Non punto il dito verso Facebook, che un’azienda privata tenti di tutelarsi in ogni modo possibile evitando situazioni compromettenti me lo aspetto, mi stupisco che ci sia la necessità di farlo. E se c’è questa necessità il problema è in chi vede qualcosa di sbagliato in una delle più belle rappresentazioni della maternità che io abbia mai visto.

Si dice che le bellezza risieda negli occhi di colui che guarda. Mi chiedo se non vi risieda anche l’imbarazzo?

fonte | buulb.com