Sono in treno. L’uomo alla mia sinistra è un signore sulla quarantina, ha la borsa tra i piedi, il blackberry sul tavolino e sta leggendo Il sole 24 ore. Anche alla mia destra c’è un uomo, anche lui ha circa quaranta anni, è un’anima in pena, non si ferma un attimo, ha la cover del telefono colorata, sta ascoltando la musica (il volume è decisamente alto), fischietta e canticchia (ti starai chiedendo come ho fatto a non tirargli ancora una gomitata? Non lo so).

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Trovarmi nel mezzo di questi due “luoghi comuni” mi porta a chiedermi: per una persona che ha un blog non è molto difficile conciliare la creatività pura e il racconto con l’analisi delle statistiche e la pianificazione di strategie?

Come possono due competenze generalmente proprie di persone che nel mondo reale vivono in maniera tanto diversa coesistere in modo produttivo all’interno dello stesso autore?

Il rischio è alto, inevitabilmente una delle due nature, probabilmente quella più coerente con la reale “forma” del blogger in questione, tenderà sempre a prevalere sull’altra. Nell’editoria tradizionale lo scrittore ha il compito di creare, mentre spetta alla casa editrice analizzare il mercato, le aspettative del pubblico, le curve di crescita. I due ruoli sono ben distinti, netti ed ognuno ha le sue difficoltà intrinseche.

Se hai un blog indipendente e desideri emergere dal rumore di fondo invece spetta a te far conciliare entrambi questi mondi e diciamocelo… non è affatto facile. Lo sappiamo perfettamente che aprire il portatile e scrivere di getto è tutt’altra cosa che chiedersi quale post verrà ricercato di più su Google, osservare i competitor, prediligere un argomento informativo ad uno di opinione … e poi scrivere.

Eppure in una blogosfera sempre più didascalica, fondata più sulla formazione (e sull’autopromozione) che sullo storytelling sembra non esserci scampo.

La qualità dei contenuti rischia di risentire di questa fusione forzata tra osservazione e creazione?

immagine | runnersworld.com