Virgolette, grassetti, corsivi, accenti… va detto: molti di noi li usano spesso un po’ a caso. Io per primo a a volte. Con il web, ma in particolare la diffusione dei blog (per loro natura strumenti per una comunicazione informale) la scrittura ha attraversato obiettivamente numerosi cambiamenti. Tranquillo, non sono uno di quelli “oddio oddio la lingua è morta, il re è nudo ed è tutta colpa del uord uaid ueb!!”, anzi credo che la lingua sia da considerarsi come un qualcosa di estremamente fluido e che sia giusto che si adatti, entro certi limiti, ai cambiamenti della “società” senza troppi snobbismi. Insomma oggi le regole grammaticali e sintattiche ci sono, resistono… ma arrancano.
E’ vero che il buon vecchio Google ci ha imposto ad esempio un particolare uso del grassetto e dei paragrafi  (realtà o leggenda metropolitana?)  ma è anche vero che un po’ di noncuranza diffusa ci ha messo del suo.

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Detto questo bisogna ammettere che la grammatica viene spesso messa da parte quando si tratta di scrivere un blog, in fondo è un nostro diario personale (o almeno così è nato lo strumento) se manca una virgola o un apostrofo che importa? In parte può essere anche vero, ma se virgole e apostrofi ci venivano chiesti anche nel pensierino Le mie vacanze estive perché non starci attenti anche ora? (E sia chiaro… questo è un monito soprattutto per me eh!)

Ho quindi raccolto e sintetizzato alcune semplice regole redazionali – quando usare il corsivo, quando le virgolette e così via – che sarebbe meglio tenere presenti quando scriviamo i post per il nostro blog. Ho scelto i casi che in base alla mia esperienza possono capitare più di frequente all’autore di un blog personale o di altro genere.

  • Titoli di libri, articoli di giornale o riviste, racconti, opere d’arte, brani musicali, film, programmi radiofonici o televisivi: si usa il corsivo;
  • Parole e frasi da enfatizzare: in corsivo ( ma con moderazione); *
  • Parole o espressioni straniere o dialettali di uso non comune: corsivo (film non va in corsivo, ma in teoria selfie sì… ancora per poco);
  • Testate giornalistiche o editoriali: i quotidiani tra doppi apici  (“La Stampa”). I periodici tra caporali («L’Espresso»);
  • Titoli di convegni, seminari, conferenze e interventi: virgolette alte o i doppi apici;
  • Citazioni che superano le 5 parole: virgolette caporali (« »);
  • Riflessioni e pensieri interiori in prima persona: doppi apici;
  • Discorsi diretti: virgolette caporali;
  • Non si usa mai il punto alla fine dei titoli (siano essi titoli principali o di parti più piccole di uno scritto);
  • I tre punti di sospensione “… ” vogliono uno spazio dopo e non prima, è sbagliato infatti: sto cercando casa … ma ancora niente;
  • La parentesi non sono mai precedute dai segni di interpunzione. Inoltre la punteggiatura va sempre inserita dopo la loro chiusura;
  • Davanti ad “ecc.” si mette la virgola. Se “ecc.” termina una frase il punto fermo non deve essere ripetuto;
  • La “e” in fine parola ha l’accento acuto: si scrive “perché” non “perchè” (come viene immediato fare da tastiera). Così anche “poiché” non “poichè”, “finché” non “finchè”, ecc. Eccezioni: è (terza persona del verbo essere), cioè, caffè, tè, ahimè;
  • Vanno accentati: “lì” e “là” quando sono avverbi, “dì” quando significa “giorno”, “sì” quando è affermazione, “dà” terza persona singolare del verbo dare. “Qui” e “qua” non si accentano.
  • Si scrivono in lettere: i secoli, i decenni, i periodi storici (il Settecento, gli anni Cinquanta), le grandi cifre approssimative (cinque miliardi).
  • Si scrivono in numeri: le date tranne il “primo” del mese (il 29 maggio, il primo giugno). Le grandi quantità numeriche (2.456.873), le cifre accompagnate da unità di misura (75 km).
  • I mesi  e i giorni della settimana (ad eccezione delle festività) si scrivono sempre per esteso e con l’iniziale minuscola, non hanno forma plurale (ad eccezione di sabato e domenica che hanno il plurale);
  • Le parole straniere entrate nell’uso comune non hanno plurale e non vanno in corsivo (vedi sopra)
  • Negli elenchi introdotti dai due punti (come in questo caso) se ogni punto va a capo allora si usa la lettera maisucola. Si omette il punto e virgola alla fine di ogni punto se essi non sono frasi o se sono estremamente brevi. Alla fine dell’elenco va messo il punto fermo.

(*Pensa un po’… secondo la nostra grammatica il grassetto non si dovrebbe mai usare nel corpo di un testo se non eventualmente per i titoli. Un bel paradosso per chi scrive per il web no?)

Che tu ci creda o no questa è solo una minima parte delle regole che ci hanno insegnato quando eravamo piccoli e che in parte molti di noi hanno dimenticato. Ho cercato di scegliere le principali, cioè quelle che a me capitano più spesso quando scrivo (dando per scontato che tutti si scriva po’ con l’apostrofo e che né sia accentato quando è negazione). Qui trovi un elenco di regole molto più specifico.

Molte di queste regole mal si conciliano ahimè con il buon digital copywriting (basti pensare all’uso del grassetto per strizzare l’occhio ai motori di ricerca) e inoltre dovrebbero essere affiancate anche da accortezze tipografiche (i doppi apici non dovrebbero essere questi “” ma questi “”, i puntini non dovrebbero essere tre punti fermi “…” ma un unico carattere tipografico) che sono però rese molto complicate dalla necessità di scrivere da tastiere non predisposte ad una scrittura così attenta. E qui ribadisco la necessità della lingua e della grammatica di adattarsi all’uso e ai cambiamenti… questo non vuol dire che stiano morendo, semplicemente evolvono come evolvono i mezzi che ci permettono di comunicare.

Spero che questo breve elenco possa esserti utile e che ti aiuti a rispolverare qualche regola che magari avevi dimenticato. Devo ammettere che scrivendo questo post io per primo ho fatto un bel ripasso.

Ti segnalo tre utili infografiche dedicate a ricordare gli errori grammaticali o sintattici nei quali inciampiamo più spesso… da stampare e magari attaccare sopra la tua scrivania.

amazon severgnini lezioni semiserieSe dopo aver letto questo elenco ti è presa voglia di approfondire la questione o riprendere in mano il vecchio libro di grammatica del ginnasio ti suggerisco piuttosto una piacevole lettura: L’Italiano. Lezioni Semiserie di Beppe Severgnini (@beppesevergnini), uno dei giornalisti italiani al momento più popolari, autore del recente La vita è un viaggio.

Severgnini con le sue lezioni semiserie denuncia le violenze che spesso infliggiamo alla nostra lingua ma senza chiedere denunce e senza puntare il dito, il suo scopo principale è la riabilitazione, perché «Scrivere bene si può. L’importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza».

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fonti:
–  territorisociologici.info
– accademiadellacrusca.it
– disclic.unige.it