Eh lo so… ho detto (scritto) una parolaccia… che si fa? Secondo me le parolacce fanno parte della nostra lingua, a volte sono assolutamente appropriate e esprimono un concetto meglio di qualsiasi possibile perifrasi. Per il momento quindi facciamo finta di niente e andiamo avanti ok?

Nell’ultima “domanda del venerdì” (qui) mi chiedevo come analisi e creatività potessero coesistere efficacemente nell’autore di un blog. Oggi mi sa che ci vado un po’ più pesante, un po’ perché mi sono scocciato e un po’ perché rosico in maniera evidente.

avere-faccia-di-culo

Sono diversi anni che tra alti e bassi scrivo e leggo blog e sono diversi anni che vedo blog di “successo” realizzati da persone che ci si sono trovati un po’ per caso o che hanno messo in atto talmente tante strategie di marketing (chapeau!) che la qualità dei loro contenuti è diventata irrilevante. Io sono uno di quelli che fin da piccolo ha sempre ragionato sulla base di un “ma non è giusto!” confidando che esistesse una sorta di potenza karmica-cosmica sempre tesa all’equilibrio delle cose… che tenero vero? Beh ti (mi) dirò una cosa: non funziona così.

Io non sono certo molto conosciuto (e sinceramente chi se ne frega), non ho la pazienza e la costanza per intraprendere un blog-percorso che mi permetta di esserlo. Eppure vedo molti blogger (estendo il concetto anche a instagramers, tweetters e così via) noti, citati e accreditati che non fanno niente di speciale più di altri, magari sono semplicemente arrivati prima o ancora più semplicemente non si fanno problemi. A fare che ti starai chiedendo? Mah… di tutto: a chiedere guespost, a pubblicare foto ammiccanti/cazzone praticamente ogni giorno, a scrivere post di 10 righe inconcludenti e fondamentalmente inutili, ad arroccarsi in blog-gruppi “segreti”, a puntare sulla simpatia, sulla sfacciataggine, a fare PR fini a se stesse e senza fine, a tradurre post americani e proporli come propri, a contattarti in privato per chiederti di votarlo, di mettere like, di scambiarsi post, recensioni professionali e così via… ma davvero questa è l’unica strada possibile?

Che senso ha tutto questo se poi quando devi cambiare il sottotitolo del tuo blog la tua reazione è questa? Sali sui palchi di eventi web di mezza Italia, partecipi a quattro blogtour su cinque ma se ti si parla di frequenza di rimbalzo, di sintassi e di citare le fonti il tuo cervello fischietta “Robin Hood e Little John van nella foresta…

Persino io quando ho tenuto qualche corso ho sempre detto che se si vuole diventare blogger metterci la faccia dà sempre un valore aggiunto e non voglio certo né cambiare le cose né dare il via a una crociata. E’ solo che, serenamente consapevole del fatto che a me difficilmente potrà mai riuscire, non ho potuto fare a meno di chiedermi se davvero oggi per avere successo nel mondo dei blog si deve avere la faccia come il culo?

immagine | treccani.it