Mentre scrivo mi accorgo che gli ultimi titoli dei miei post hanno almeno una parolaccia…. sarà segno che ho bisogno di ferie? Credo oltretutto che Google penalizzi questo tipo di linguaggio ma quando ci vuole ci vuole.

Pochi giorni fa ho ricevuto l’ennesima email – scritta male e in modo standardizzato – di un’azienda che deve lisciarsi i blogger per creare link in ingresso al proprio sito e-commerce. Non ne posso più di queste comunicazioni: apro la casella di posta, vedo che mi hanno scritto attraverso il blog quindi già mi emoziono e gonfio il petto, leggo le prime tre righe e penso cose brutte… molto brutte.

blog-azienda-

Gentile Mattia Marasco,
sono Gloria ho lasciato la patente sul tavolo accanto alla frutta…” magari cominciasse così almeno mi farei una risata e gliene farei anche venti di post sui loro prodotti. Invece no:

La digital pr o simile si presenta e mi dice che la sua azienda è ovviamente leader nel settore.

Vi contatto perché da tempo seguo il vostro blog e volevo chiedervi se siete interessati a guest post…
Allora innanzi tutto non sono l’incarnazione del Buddha e non siamo nel Meridione degli anni Cinquanta quindi perché mi dai del “Voi” se il mio è un blog monoautoriale? E se lo segui da tempo dovresti anche averlo capito.
Interessati a guest post“, che vuol dire? A ospitarli? A leggerli? A venderli porta a porta? Non si sa.

…Ci farebbe molto piacere scrivere per il vostro portale un articolo realizzato dal nostro team editoriale che tratti argomenti legati a marketing online, social media, ecommerce…
E qui non ci sto, eh no qui scatta la rissa! Ma come portale? Ma io ho un sottotitolo in cui specifico che dico a tutti di aprire un blog e il mio lo chiami portale?! Ma poi “vostro”, ma di chi? Ma con chi stai parlando?
Oltretutto se ho un blog vuol dire che mi piace scrivere perché dovreste scriverlo voi il post? Se vi invito a cena a casa mia vi portate piatti e pentole?

Il guest post in questione sarebbe gratuito, originale e non promozionale, in cambio di un backlink non commerciale alla nostra pagina web (nella firma o nella bio dell’autore)…”
Sarebbe gratuito“… gratuito per voi o per me? Mi stai chiedendo di pubblicare un articolo tematico che aiuterà l’indicizzazione del vostro sito e-commerce con link contestuali e te lo dovrei pure pagare? “Originale” me lo auguro. “Non promozionale” -> “la gobba? Quale gobba?”

A seguito dell’eventuale vostra pubblicazione siamo disponibili a condividere l’articolo su tutti i nostri canali social, in modo tale da creare un’interazione che potrebbe dare benefici ad entrambi.
Siete pure disponibili? Ah vabbè ma allora potevate dirlo subito. Perché io sono un blogger e quindi sono lo sfigato di turno che venderebbe sua mamma per la visibilità giusto?

Certa di una vostra risposta, vi ringrazio in anticipo per la disponibilità, nella speranza di poter collaborare assieme anche in futuro.
Sicuro guarda, son già lì, ci troviamo alla macchinetta del caffè.

Ma il web non era la Terra Promessa in cui bit e le tastiere improvvisamente diventavano persone e storie? In cui il contenuto era il valore e l’individualità garantita da spazio virtuale e possibilità senza precedenti? E allora perché dopo una email così mi sento tanto un prodotto che viene venduto al miglior offerente?

p.s.
per correttezza verso una collega digital pr e per evitarmi una denuncia non pubblico il nome dell’azienda; anche perché non sarebbe rilevate, non è la prima che mi contatta così né sarà l’ultima. Ho visto anche di peggio.

photo | gratisography.com